26/12/2018 – Il Cammino di Sant’Antonio – Nona tappa

Proponiamo ai soci la nona tappa del Cammino di Sant’Antonio da Castelmaggiore a Bologna San Ruffillo. Con questa tappa raggiungiamo Bologna e così metà del Cammino è già percorso (fino a Montepaolo).

PARTENZA: appuntamento al parcheggio scambiatore di Brusegana all’incrocio tra via dei Colli, Cave e SS. Fabiano e Sebastiano alle ore 07:00 e partenza con pullman riservato per Castelmaggiore. Arrivo e dopo la colazione partenza per il Cammino.

ITINERARIO: Dalla Chiesa di San Bartolomeo si prende Via Bondanello (passando per il vicolo dietro alla chiesa o girando a sinistra se si passa di fronte alla chiesa), si prosegue su questa per 1 km sino alla fine superando 1 semaforo. Si arriverà a una rotonda posta alla fine della Via Bondanello, prendere a sinistra rimanendo sul lato destro della strada e dopo circa 30 metri prendere a destra Via Carati e la si percorre per 80 m. fino alla fine. Si sbuca su un marciapiedi di mattoni, si va a sinistra fino al sottopassaggio ferroviario. Si entra nel sottopassaggio che porterebbe dentro la stazione, si scende dalle scale e si percorre tutto il sottopassaggio fino in fondo e alla fine si esce dal sottopassaggio dalle scale che avremo visto frontalmente alla entrata dello stesso. Una volta usciti dal sottopassaggio si va a destra e si sbuca davanti a un parcheggio grande, vi si gira attorno guardando di fronte a noi la torre medievale di Via San Pierino. Una volta superato il parcheggio vi troverete su un passaggio pedonale. Si prende la stradina di ghiaia di fronte a voi che costeggia la Torre sul lato destro (la Torre rimarrà a sinistra). Dopo 315 metri troverete un bivio, seguite diritto sempre su strada di ghiaia. Alla fine della stradina di ghiaia troverete una strada asfaltata con gruppo di case. Seguirla diritto per 100 metri e comunque fino all’incrocio stradale. Arrivati a suddetto incrocio andare a sinistra e subito dopo a destra attraversando con le strisce pedonali la strada e prendere un sentiero in erba che costeggia il Navile (il canale) che si trova immediatamente a fianco di Via Sostegno fra la siepe la via.
Si percorre il sentiero mantenendo sempre il canale Navile alla nostra sinistra, costeggiandolo per 8,5 km fino a Bologna. Lungo il canale e sempre nello stesso argine si incontrano: sottopasso ferroviario (4,9 km); edicola in pietra dedicata alla Madonna (5,4 km); ditta TNT (5,9 km); torretta di mattoni (6,1 km); attraversamento stradale e, poco dopo, superamento del ponte della Bionda a gobba d’asino (6,3 km); al bivio (6,4 km) si tiene la sinistra; casa di manovra: Sostegno del Landi del Genio Civile (7,2 km); sottopasso della tangenziale (7,3 km); sottopasso ferroviario (8 km).
Il sentiero lungo il canale è decisamente mal curato fino all’edicola della Madonna. Si finisce all’imbocco di una ripida scaletta (8,6 km), si sale e si procede ancora sulla destra del canale con cascatella (di fianco alla fonderia. Da notare Museo del Patrimonio Industriale). Si incontra la chiusa del Genio Civile (Paroporto Battiferro 8,7 km).
Da via del Navile, dopo 1 km circa, si esce in via Yuri Gagarin (9,1 km) dal Giardino Marinai d’Italia. Si attraversa la strada e subito sulla sinistra si entra dal cancello nel Parco di Villa Angeletti e lo si attraversa (fonte in centro 9,7 km e vicino all’uscita 10,1 km). Attenzione: il parco è aperto dalle ore 8,00 fino alle ore 20,00. Se si arriva più tardi, non si può più attraversare (vedi opzione sotto). Si esce dal giardino in via De’ Carracci. Si svolta a sinistra e la si percorre tutta fino alla fine della barriera antirumore che costeggia i binari della ferrovia. Si svolta a destra in via Giacomo Matteotti (11,1 km), si supera il ponte di Galliera (cavalcavia della stazione ferroviaria) e si entra in
piazza XX Settembre: la si attraversa.
Opzione se il Parco di Villa Angeletti è chiuso: dal Giardino dei Marinai si gira a sinistra in via Yuri Gagarin. Alla rotonda si gira a destra in via Piero Gobetti e la si percorre tutta. Al semaforo, alla fine della via, si svolta a destra in via Aristotile Fioravanti. Si percorre tutta la via, quindi si svolta a sinistra in via De’ Carracci. Alla fine della strada, si svolta a destra in via Giacomo Matteotti, si supera il ponte di Galliera (cavalcavia della stazione ferroviaria) e si entra in piazza XX Settembre: la si attraversa.
Siamo oramai nel centro della città di BOLOGNA, dove nel 1223 Sant’Antonio fondò il primo studentato teologico francescano, presso il convento di Santa Maria della Pugliola. Egli riteneva necessario avere delle solide basi dottrinali per sostenere la riflessione teologica e antieretica.
Si sale lungo la gradinata sulla sinistra (11,5 km) e si attraversa il Parco della Montagnola, collinetta artificiale formatasi per accumulo di detriti e residui edili, ed ora polmone verde della città.
All’ingresso, un monumento ricorda lo scontro vittorioso con gli austriaci che qui si svolse l’8 agosto 1848, il più noto episodio del risorgimento bolognese. Uscendo dal cancello principale (11,8 km) si entra nella vasta Piazza Otto Agosto, utilizzata per il commercio del bestiame dal XIII secolo, ed è poi diventata sede del tradizionale mercato detto della “piazzola”, che ancora oggi si svolge tutti i venerdì e sabato mattina. Si svolta a destra in via Irnerio e si prende a sinistra Via dell’Indipendenza (uno dei viali principali del centro 11,9 km) e la si segue. Aperta nel 1888 per collegare il centro cittadino alla stazione ferroviaria, Via dell’Indipendenza presenta al n. 44 il Teatro Arena del Sole, al n. 11 il porticato Monte di Pietà, (al n. 8 di via Del Monte vi è l’imponente palazzo Boncompagni, della prima metà del Cinquecento, che fu proprietà del pontefice bolognese Gregorio XIII Boncompagni, il promulgatore del calendario gregoriano. 1582), al n. 9 Cattedrale di San Pietro (12,6 km) con campanile del 1184.
La via termina nella bellissima Piazza Maggiore, il cui spazio ricalca un’intera “quadra” della città romana (m 100×75); venne aperta fra il 1200 e il 1203, raggiungendo l’assetto attuale nella prima metà del Quattrocento. Da sempre è sede dei più importanti avvenimenti di carattere civile, religioso e ludico.
Si consiglia una deviazione verso ovest, prendendo via IV Novembre che conduce alla chiesa ed il convento di San Francesco. Nel 1236 il Comune di Bologna concesse ai francescani una ampia area a ridosso delle vecchie mura, aldilà del fossato; venne subito iniziata la costruzione della chiesa e del convento probabilmente sotto la direzione di Marco da Brescia e del fratello Giovanni, frate francescano. Nel 1263 l’edificio era completo nelle sue parti essenziali. Benché di forme e aspetto ancora prettamente romanici, il San Francesco di Bologna è tra le costruzioni italiane quella nella quale sono riflesse con maggiore fedeltà le caratteristiche del gotico francese chiaramente riconoscibili soprattutto negli archi rampanti absidali esterni. Di notevole interesse nei pressi dell’abside i tre monumenti funebri (Arche) dei glossatori Accursio e del figlio Francesco d’Accursio, del giurista Odofredo e di Rolandino dei Romanzi.
Domina la piazza la fontana del Nettuno, celebre statua bronzea che raffigura il dio in atto di placare le onde, popolarmente detta “il Gianbologna”, autore della stessa (1563-’66), con le figure dei quattro putti con delfini e delle quattro sirene. Vi prospettano poi: il Palazzo del Podestà che forma un unico isolato con il retrostante palazzo di Re Enzo, che deve il nome al figlio di Federico II che, catturato nella battaglia di Fossalta (1249), vi fu recluso fino alla morte (1272). Del nucleo più antico rimane la torre dell’Arengo (1212). Vi è poi il Palazzo comunale o palazzo d’Accursio, un grande edificio, quasi un palazzo-città, formatosi per successivi interventi e accorpamenti. Il nucleo originario (sec. XIII-XIV) lo si distingue nel corpo porticato sormontato dalla torre.L’imponente Basilica di San Petronio (13 km) domina la piazza da una piattaforma che ne accentua la mole e l’immagine simbolica. Dedicata al vescovo patrono, ma non cattedrale, è la chiesa che sancisce gli ideali d’indipendenza della città; la decisione di intraprenderne la costruzione fu presa infatti dall’autorità civile, sullo scorcio del XIV secolo. La fabbrica dell’edificio iniziò nel 1390 e si poté dire conclusa solo alla metà del XVII secolo. La facciata è rimasta incompiuta. Custodisce la reliquia del capo di San Petronio. (Potete chiedere al custode della Basilica di farvi apporre il timbro sulla credenziale).(A sud-ovest della piazza vi è, inoltre, il palazzo dei Notai, sistemazione del tardo Trecento; e a est il palazzo dei Banchi).
Dalla Basilica di San Petronio si risale in direzione nord, prendendo il Portico del Pavaglione che sbuca nell’ampia via Rizzoli (13,3 km). Si svolta a destra e la si segue fino ad arrivare nella piazza di Porta Ravegnana (13,5 km). Qui si possono ammirare le due torri: sono le più celebri fra le tante erette durante l’epoca medievale e costituiscono l’insieme monumentale più conosciuto della città.
La torre degli Asinelli (m 97.20) deriva il nome dalla famiglia che la elevò nei primi anni del XII secolo. Pendente verso ovest di m 2.23, può essere risalita per una scala di 498 gradini: bellissima, e da secoli magnificata dai visitatori, la vista sulla città. La coeva torre Garisenda (m 48.16), di proprietà della famiglia Garisendi, originariamente alta una sessantina di metri, fu abbassata per timore di crollo; una lapide riporta i versi di Dante ispirati dalla sua pendenza (m 3.22 verso nord-est). Si raggiunge in direzione sud piazza della Mercanzia con l’omonimo palazzo; si attraversa e si continua nell’ampia e storica via Santo Stefano. Si arriva all’antichissima Basilica di Santo Stefano (sec. II-XII; 13,9 km), complesso di chiese, sorto in origine su un tempio pagano dedicato ad Iside. Luogo di eccezionale importanza nella topografia religiosa cittadina e prodotto di vicende ultramillenarie si articola in un insieme di edifici sacri – conosciuti anche come le Sette Chiese – intitolato al protomartire, costruiti e rielaborati in epoche diverse, con tracce dell’impianto risalente a età tardo-antica. All’interno tempietto con reliquie di San Petronio e dei Santi Vitale e Agricola (XI sec.).
In piazza Santo Stefano, sotto ai portici, si possono vedere palazzi storici notevoli. (In prossimità vi è la chiesa di S. Giovanni in Monte). Si percorre via Santo Stefano per circa 700 metri, quindi si svolta a sinistra in via Dante Alighieri. Quando si incontra viale G. Carducci si gira a destra, dopo 140 metri si gira a sinistra attraversando il viale sul passaggio pedonale e si giunge così in Largo Mariele Ventre. Si continua diritto imboccando via Iacopo della Lana. Ecco subito, al numero 2, la Basilica di Sant’Antonio di Padova, chiesa esternamente in stile neoclassico, costruita ai primi del ‘900 dall’architetto Carlo Barberi di Modena. E’ decorata internamente con dipinti eseguiti da Giacomo Gemmi. Qui potete farvi apporre un timbro sulla Credenziale e, perché no, farvi fare una foto ricordo accanto alla statua del Santo che si erge maestosa di fronte al Santuario.
La comunità Francescana a cui appartiene l’edificio sacro è la stessa che ha creato il famoso Piccolo Coro dell’Antoniano da cui scaturisce la manifestazione canora per bambini Lo Zecchino D’Oro. Nato nel 1953 dall’idea di Ernesto, giovane frate francescano rinchiuso in un lager durante la Seconda Guerra Mondiale, l’Antoniano è oggi un luogo ricco di eventi culturali tesi a promuovere la comunicazione sociale. Dopo la visita, si imbocca la pista ciclabile che inizia praticamente a fianco della statua del Santo, in Largo Mariele Ventre (dedicato alla famosa direttrice del Piccolo Coro dello Zecchino D’Oro), che fiancheggia viale Carducci. Si arriva a Porta Santo Stefano, si attraversa via Murri e si giunge all’ingresso dei Giardini Regina Margherita (15,8 km): si attraversano solo per un breve tratto (fonte), tenendosi sempre sulla sinistra.
In piazza Carducci si può anche visitare, al n. 5, la casa di Giosuè Carducci, che l’abitò dal 1890 al 1907, anno della sua morte, ma alle origini oratorio di S. Maria del Piombo (sec. XVI-XVII). Istituita a museo, conserva il mobilio originale, la biblioteca del poeta con numerosi autografi, manoscritti, …; nel giardino, monumento a Carducci di Leonardo Bistolfi (1928).Nella stessa dimora ha sede anche il Museo civico del Risorgimento.Prima di Porta Santo Stefano si può visitare il Santuario della Madonna del Baraccano, cinquecentesco, addossato a un tratto residuo delle mura del XIV secolo (in prossimità di un contrafforte o barbacane, da cui “Baraccano”.
Si segue Viale Libero Lossanti fino a Piazzale Jacchia, si prosegue imboccando poi il vialetto più a sinistra e, dopo la curva, si esce dal cancello di uscita in via Cavallina Borgognoni (15,5 km). Si svolta a destra e, si gira subito dopo a sinistra in via Don Marella. Si continua in via Capellini e, alla fine della strada, si svolta a destra in via Bellacosta. La si percorre tutta, quindi si svolta a sinistra in via Santa Barbara, che prosegue in via Pier Paolo Molinelli Rovighi. Quindi, si svolta a destra in via Tagliacozzi. La si percorre tutta, quindi si svolta a sinistra e si prende un sentiero pedonale che ci porta in via E. Lelli. All’altezza della prima curva a sinistra, si entra a destra nel Giardino Busoni di Villa Mazzacurati (17,6 km) e, seguendo il sentiero a sinistra, si esce dal cancello principale in via Toscana (17,8 km). Si svolta a destra e poco dopo si gira a sinistra in via Foscherara (17,9 km). La si percorre, si passa sotto al cavalcavia (18,3 km) e si spunta in via Benedetto Marcello: si gira a destra e si continua in via Arcangelo Corelli.
Alla rotonda Principessa Mafalda di Savoia (19,3 km), si imbocca la prima strada a destra. Poco più avanti si prende la stradina che si trova subito dopo il primo palazzo beige (n. 9) (è situata tra il palazzo beige e quello rosa). Si sale la prima scalinata (19,6 km), si svolta a sinistra lungo il sentiero organizzato con panche e si esce in via di San Ruffillo. Davanti a noi, sulla destra, si può vedere la chiesa di San Ruffillo (21,2 km).
Presso la canonica è possibile apporre il timbro nella credenziale,
Bicchierata di fine tappa e rientro in pullman a Padova.

Difficoltà: T/E–Turistico/Escursionistico. Tempo: ore 6:00. Km. 21,2
Materiali: comode scarpe da trekking, berretto, zainetto da 30 kg con bevande e pranzo a sacco, bastoncini da trekking. Sosta pranzo libera lungo il percorso.

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