Promozione libro “Il Ricordo e l’emozione” di Stefano Vietina

Trenta anni fa c’era un Papa in Cadore: Giovanni Paolo II, un Papa che ha fatto la storia. Basti pensare a quanto ha contribuito alla caduta del Muro di Berlino ed alla fine della contrapposizione in blocchi che, dal secondo dopo guerra, aveva diviso in due il pianeta e dato il via alla Guerra Fredda. E fu anche il Papa che portò sulla ribalta internazionale il Cadore, il Comelico e le vette Dolomitiche che definiscono queste stupende valli, decidendo di trascorrervi le sue vacanze. Karol Wojtyla, Giovanni Paolo II, oggi Santo, arrivò per la prima volta a Lorenzago l’8 luglio del 1987 e vi rimase fino al 14. Per poi tornarvi altre cinque volte, fino al 1998. Il libro “Il ricordo e l’emozione. A 30 anni dalle prime vacanze di Papa Giovanni Paolo II in Comelico e Cadore” di Stefano Vietina (Arco Edizioni, Padova, 176 pagine) parla proprio di quel primo soggiorno a Lorenzago, raccogliendo alcune testimonianze dirette, toccanti, emozionanti, espresse da persone semplici che se lo trovarono di fronte all’improvviso. Come un’apparizione. E che, a distanza di tanti anni, raccontano con immutato stupore l’emozione di avere incontrato di persona un protagonista della Storia. Papa Wojtyla con il suo pontificato aprì una stagione completamente nuova nella Chiesa: girò il mondo per evangelizzare, toccando ogni punto della Terra, senza mai fermarsi. E quando decise che era il tempo di riposare scelse il Cadore, perché amava profondamente la montagna, che aveva frequentato negli anni giovanili nella sua Polonia. In Cadore ed in Comelico ebbe l’opportunità di ritornare a contatto diretto con la natura, di contemplare i monti, di sostare nel fresco del bosco. Il panorama di queste Dolomiti cadorine gli era particolarmente congeniale, ed in particolare gli piaceva moltissimo la continua varietà del paesaggio: il prato, il pascolo, il bosco, le rocce, la neve, i corsi d’acqua. Di questo parla il libro: del suo rapporto genuino, franco, pronto alla battuta con i cadorini e di questa contemplazione del creato che qui gli apparve in tutta la sua bellezza. Con un rapporto tutto particolare con il Monte Peralba, la cui scalata rappresentò il momento in cui, come mai prima, arrivò così vicino al cielo. Il libro presenta in appendice anche una sintesi in inglese, francese, spagnolo e tedesco.

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